Ancora due giorni e Ideale Cetta avrebbe alzato la bandiera della vittoria

Al limite della sfortuna, quando mancavano pochi giorni alla fine della prima guerra mondiale e alla vittoria (se di vittoria può ancora parlarsi), tra tanti altri ignoti soldati santangiolesi, persero la vita eroicamente due giovani cugini.
Uno era il sergente maggiore dei bersaglieri Francesco Cetta (1893-1917), al quale venne attribuita la medaglia d’argento al valore e sul cui stato matricolare fu annotato: «egli emise l’ultimo respiro inneggiando all’Italia».
L’altro caduto era Ideale Cetta (1895-1918), studente al quarto anno di ingegneria e ufficiale del genio militare nell’Accademia militare di Torino, che non perse occasione per mettere in evidenza il suo valore. Dopo nemmeno un mese di servizio si trovò impegnato, con il 1° reggimento, Prima Armata operante sull’Adige, in prossimità del rifugio Altissimo, sul monte Baldo, nei lavori per aprire un varco alle truppe italiane che cercavano di avanzare per dare l’assalto a Trento, un caposaldo difeso dal violento fuoco nemico.
«Sull’imbrunire del giorno 2 novembre – ci ricorda lo storico santangiolese Ferdinando Mignone –, un colpo d’arma da fuoco lo ferì a morte alla testa nei pressi dei Mori. Trasportato la sera stessa all’ospedale di Fontechel, frazione di Brendonico, vi morì verso la mezzanotte».
Il suo prezioso ed eroico contributo fu premiato con la “Croce di Guerra”, mentre il suo nome fu impresso sulla pietra di un improvvisato monumento che gli ufficiali ed i soldati della 77a Compagnia Zappatori gli vollero erigere su quelle balze.
«Fu – scrisse di lui il suo Capitano, nelle note di servizio – uno dei migliori ufficiali giunti di recente sul campo di azione, ed in breve fece apprezzare da tutti le sue alte qualità di mente e di cuore. Sereno, entusiasta della guerra, sprezzante del pericolo, durante l’operazione, sotto l’incalzante fuoco, fu uno degli ufficiali che riuscì ad ottenere il massimo rendimento dai suoi soldati, ai quali con dolcezza fraterna, fu esempio di coraggio e di fierezza d’animo in un continuo ed appassionato incitamento ai fini della Vittoria!
Il nome dell’eroico studente, che ebbe la laurea ad honorem in ingegneria e le cui ceneri riposano nel cimitero del Verano a Roma, è inciso con quelli di tutti gli altri caduti della Grande Guerra sul Monumento ai Caduti di Sant’Angelo, Ma anche su quello dell’Università di Roma, sulla lapide della Scuola di applicazione degli ingegneri romani e, sempre nella capitale, su un marmo nel Giardino di Piazza Vittorio e sulla lapide che ricorda i figli dei ferrovieri caduti nel quartiere di S. Croce. L’ufficiale santangiolese è ricordato, inoltre, nell’Albo d’Oro stampato dal Comune di Roma e in quello compilato dall’Istituto Tecnico “Leonardo da Vinci” che lo aveva visto studente.

(nella foto il Serg. Francesco Cetta)

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Michele Vespasiano

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