La malinconia della gioventù sfiorita

Per caso (ma forse mica tanto) oggi mi è capitato sotto mano un fascio di vecchie fotografie. Sì, proprio foto di un altro tempo, considerato che in molte c’ero io bambino, addirittura infante.
Ed io, ahimé, ho già collezionato un discreto numero di anni da quando venni alla luce la mattina di un Sabato Santo, dando lavoro alla povera levatrice che si trovò a correre di qua e di là per dar retta nello stesso tempo sia mia madre che a Menina, la quale negli stessi minuti aveva deciso di dare alla luce una bimba che si meritò il nome di Raffaella. Per tutti poi abbreviato in Lella, che, come sanno i poeti, fa rima con “bella”!
Nome, questo, posto sotto la protezione di un potente arcangelo, come del resto lo è anche il mio.
Giusto per dire, di questa bambina sono stato da sempre e per tutti questi anni un amico affettuoso. E mamma Menina l’ho considerata la mia seconda mamma. Una madre di latte, pare che si dica.
Aggiungo pure che, per tutto l’arco delle loro lunghe vite, anche mia madre e Menina sono state amiche sincere, rispettose una dell’altra, complici in gioventù, egualmente solidali nei giorni a seguire.
Riferivo delle fotografie. Sono tutte rigorosamente in bianco e nero. Qualcuna ingiallita per l’inevitabile alterarsi dell’inchiostro di stampa. Qualche altra con screpolature sulla superficie e pure con svariati strappi. Più di una, poi, ha il bordo seghettato, quello procurato dalla macchina da taglio che il fotografo usava dopo lo sviluppo nella camera oscura.
Non sono foto di studio né sono state fatte in casa. Non si usava. Sono, bensì, scatti fatti in mezzo alla strada. In un prato. All’aria aperta. Talvolta esibendo un giocattolo, che so un triciclo, un pallone. Sempre ben vestito e con l’immancabile boccolo che combatteva contro l’irrequietezza dei miei capelli ricci. In qualcuna mi tiene per mano mia zia Ada, in altre sono io che mi attacco a lei.
Sono attimi che la macchina fotografica ha rubato all’andare del tempo. Documenti di una stagione profondamente diversa da quella odierna. Istanti solo in apparenza lontani, ma che invece sono vicinissimi a noi, al nostro cuore. Momenti che ci vengono restituiti addolciti dai colori e dai ricordi che inevitabilmente li accompagnano.
Ed io, che poi non sono più quello di un tempo, avverto molto la malinconia per quella gioventù sfiorita.

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Michele Vespasiano

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