La Veronica e il velo con l’immagine del Cristo dolente nei dipinti di Mattia Preti

Anche se i Vangeli tradizionali non ne fanno menzione, c’è una figura femminile che è protagonista della narrazione devozionale della Passione di Gesù, e che viene evocata nella sesta stazione della Via Crucis: La Veronica asciuga il volto di Gesù.

La Veronica. Una donna misteriosa, senza nome, a cui la pietà popolare ha attribuito niente meno che il privilegio di stendere sul viso sofferente e sanguinante del Cristo un telo di lino, il mandylion, sul quale restò poi raffigurato il volto di Gesù in cammino verso il Calvario; un telo e un’immagine entrati poi di diritto nella venerazione delle comunità cristiane orientali.

Il “vero volto” di Cristo è l’espressione che, in mancanza di una comprovata identità, s’incarica di dare un nome a quella pia donna: Veronica, appunto. Un nome che non è altro se non il frutto della fusione tra l’aggettivo latino “vera” e il sostantivo greco “εἰκών” (icona). Un’immagine ritenuta “acheropita”, vale a dire “non fatta da mani d’uomo”.

Ed è grazie a questa “veronica” se ci è ancora dato di poterci perdere nello sguardo sofferente del Figlio di Dio, di impietosirci per il dolore causatogli dalla crudeltà degli uomini, e di confidare nella luce della resurrezione.

Ma come andarono i fatti? Storicamente non lo si sa, però lo scrittore Dario Busolini s’incarica di farci conoscere la “Vera leggenda della Veronica”:

Si racconta che un giorno l’imperatore romano Tiberio fu colpito da una grave malattia. Avendo saputo che nella lontana Palestina operava un eccezionale guaritore di nome Gesù, ordinò al suo messo Volusiano di andare a cercarlo a Gerusalemme. Ma la stagione invernale ritardò la partenza di Volusiano, che giunse in Palestina quando, ormai, era troppo tardi: Gesù era stato crocifisso! Volusiano, però, non volle tornare a mani vuote da Tiberio, perché ne temeva l’ira. Così si mise alla ricerca dei seguaci di Gesù, per ottenere da loro almeno una reliquia del maestro. Così trovò una donna, chiamata appunto Veronica, che ammise di aver conosciuto Gesù, ed anzi gli raccontò una storia prodigiosa. Anni prima, quando Cristo era andato a predicare in una località lontana, le era venuta una grande nostalgia del Signore. Perciò aveva comprato un panno bianco per portarlo ad un pittore affinché questi, sulla base delle sue indicazioni, gliene facesse un ritratto. Ma proprio il giorno in cui era uscita di casa per andare dal pittore, aveva incontrato per strada Gesù, di ritorno dal suo viaggio. Egli, saputo il desiderio della donna, le aveva chiesto il panno e, sfregatolo sul suo viso, glielo aveva restituito con impressi i propri lineamenti. Volusiano chiese immediatamente a Veronica quel ritratto ed ella acconsentì a portarlo di persona a Tiberio. Il quale, appena fu al cospetto del sacro telo, guarì all’istante. Da quel momento in poi l’insigne reliquia rimase sempre a Roma.

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Al di là della diatriba secolare su quale sia, tra i molti che accampano il titolo di “Sacro Volto”, l’autentico lino della Veronica e dove ora si trovi quel santo telo, sono davvero tanti gli artisti che si sono cimentati nella raffigurazione della pia donna che ha incontrato Gesù.

Tra i più intriganti e suggestivi c’è il pittore calabrese Mattia Preti, che intorno al 1650 dipinse la “Santa Veronica con il velo”, conservato oggi nel County Museum of Art di Los Angeles.

Nella sua composizione, espressione piena del barocco romano, il celebre artista sviluppa la scena in diagonale, con una visione ravvicinata che ci consente di apprezzare pienamente sia la sontuosità delle vesti della Santa che l’incanto dell’espressione del suo viso.

Sopra una tunica azzurra, di cui sono visibili solo pochi accenni sulle spalle e sui polsi, la pia donna indossa un ampio manto color oro, riccamente lavorato con raffinati e preziosi ricami in seta; in testa porta un ampio e leggero velo candido, che le incornicia il volto e scende fin sulle spalle e sul petto.

Raccogliendo la lezione del chiaroscuro caravaggesco, Mattia Preti mostra la pia donna che si staglia da un indistinto fondo scuro, per niente intaccato dalla luce che arriva da destra, piombando sulla tela con un taglio dall’alto verso il basso; una luminosità che contribuisce ad esaltare ancor più la carica emotiva e drammatica della composizione e con essa la figura composta e delicata della Veronica, colta in un momento di profonda estasi, con gli occhi volti al cielo e lo sguardo triste e meravigliato al contempo.

Ed è proprio al cielo, e non agli spettatori che vi si pongono di fronte, che la Santa pare voglia mostrare il lino che regge con le mani e sul quale è restato impresso il volto dolente di Cristo, raffigurato con gli occhi aperti e la corona di spine sul capo.

Il telo è sostenuto di traverso, assecondando così il taglio diagonale della figura della Veronica e l’analoga direttrice del suo volto.

Il tema della Veronica dovette essere assai congeniale a Mattia Preti, se in quegli stessi anni volle realizzare una copia della “Veronica con il velo”; un dipinto del tutto simile all’originale, sia per ciò che riguarda il taglio compositivo, che per lo scorcio e la resa iconografica della Santa. La tela, nella collezione Carime, è attualmente conservato presso la Galleria Nazionale di Cosenza.

Del 1675 circa, invece, è la “Santa Veronica che asciuga il volto di Cristo” (Sotheby’s, New York), dove la Santa è vista nell’istante in cui solleva con dolcezza il suo velo per asciugare il viso piagato a sangue dalla corona di spine, mentre il Figlio dell’Uomo la fissa con tenero amore. Una straordinaria composizione che dice come Mattia Preti abbia riversato una gran varietà di intensi sentimenti nella raffigurazione pittorica di un frame della visione della tragica processione verso il Golgota.

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Mattia Preti (Taverna, Catanzaro, 1613 – La Valletta, 1699), noto anche come il Cavalier Calabrese, annoverato tra i maggiori esponenti del Barocco nella seconda metà del XVII secolo, è considerato tra gli ultimi apprezzati seguaci della stagione caravaggesca romana.

A proposito dell'Autore

Michele Vespasiano

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