Un singolare titolo devozionale per la Vergine Maria

Sono davvero tanti i titoli sotto i quali viene venerata la Vergine Maria. C’è l’Immacolata, l’Assunta, la Vergine del Rosario, quella delle Grazie e quella dei Sette dolori. E potrei continuare ancora per un bel po’.

Tra i tanti, però, ci sono Madonne il cui culto è associato a dei titoli davvero curiosi. Provo a dirne alcuni.

Se è assai nota la “Madonna che scioglie i nodi”, con Maria intenta a districare i nodi di un lungo nastro e la cui devozione è nata in Germania nel santuario di Ausburg, certamente meno conosciute sono la “Madonna delle Galline” a Pagani (Salerno) e la “Madonna del Fuoco” (a Forlì), la “Madonna dello schiaffo” a Vercelli e la “Madonna dell’uva secca” nel veronese. Ci sono poi, sparse in diverse località italiane, varie Madonne “armate”, chi di spada, chi di scudiscio e di chi di randello; tra queste ultime è famosa la “Madonna del manganello” di Vibo Valentia, assai cara ai fascisti durante il ventennio.

Assolutamente singolare bizzarra, poi, è la “Madonna con le corna”, raffigurata in un affresco all’interno della Basilica di Sant‘Eustorgio e precisamente nella Cappella Portinari, in pieno centro a Milano, voluta dal banchiere fiorentino Pigello Portinari (1421-1468) per dare degna sepoltura sia alle reliquie di San Pietro Martire, un inquisitore domenicano, che alle sue spoglie.

L’originale e irriverente “decoro” pittorico riguarda, però, non solo la Vergine ma anche il Bambino che regge tra le braccia, dalle cui tempia spuntano due affusolate cornicelle.

L’affresco, assieme a tutti gli altri dedicati alla vita di San Pietro Martire, fu realizzato tra il 1464 e il 1468 da Vincenzo Foppa (1427-1515), un apprezzato pittore italiano, tra i principali esponenti del Rinascimento lombardo, di cui la Cappella Portinari è una significativa testimonianza.

L’affresco, chiamato il “Miracolo della falsa Madonna”, è altrimenti detto, in maniera più estensiva, “San Pietro debella con l’ostia il demonio che ha preso sull’altare le sembianze della Madonna col Bambino”. Il significato della pittura murale è proprio nel titolo dello stesso. L’agiografia di San Pietro da Verona racconta che, mentre il Santo era intento nella celebrazione della messa, Satana credette di indurlo in tentazione calandosi nelle vesti della Madonna e del piccolo Gesù. Nella fretta, però, dimenticò di celare le corna e questo permise a Pietro di accorgersi di quella malefica presenza. Pietro, allora, sollevò l’ostia benedetta a mo’ di esorcismo e il diavolo, sentitosi sconfitto, andò via dimenticando però le corna sull’affresco.

 

In realtà le leggende sono due; la seconda sostiene che l’affresco sia infestato dallo spirito di Guglielmina la Boema, una donna vissuta in odore di santità, ma dichiarata eretica post mortem.

Comunque siano andate le cose, la “Madonna con le corna” resta davvero una bizzarra raffigurazione mariana.

Al di là del valore artistico dell’affresco, il pittore lombardo, che “non si è di certo trovato di fronte ad un compito facile, ha comunque tentato di rappresentare l’ambiguità del male che spesso assume vesti benevole per non essere smascherato. Senz’altro, nel 1400, il dipinto realizzato in un ambiente sacro e le due figure dotate di particolari maligni e sinistri ebbero notevole risonanza, tuttavia, qualsiasi opera realizzata per la chiesa doveva comunicare, a chi le osservava, valori e tradizioni e doveva come in questo caso dare l’avvertimento che il Diavolo è in ogni luogo e che può essere sconfitto con la sola forza della Fede. Probabilmente questo messaggio era molto più chiaro all’epoca rispetto ai giorni nostri, considerato tutte le teorie esoteriche che circolano a proposito di quest’opera.” [http://curiosami.altervista.org/corna/]

Oltre questa singolare rappresentazione, va ricordato che Vincenzo Foppa affrescò nella basilica di Sant’Eustorgio anche quattro tondi con i Dottori della Chiesa (Gregorio Magno, Gerolamo, Ambrogio e Agostino) nei pennacchi, otto busti di santi negli oculi alla base della cupola, nelle lunette delle pareti laterali scene della vita di san Pietro Martire in qualità di predicatore, esorcista e taumaturgo, l’arco di trionfale con l’Annunciazione e la controfacciata con l’Assunzione della Vergine.

Le immagini di ogni parete sono costruite con un unico punto di fuga che cade fuori dalla composizione, in modo da unificare gli episodi nelle lunette. Foppa si distacca tuttavia dalla classica prospettiva “alla toscana” per l’originale sensibilità atmosferica, che smorza i contorni e la rigidità della geometria: è infatti la luce a rendere umanamente reale la scena e a graduare i volumi e le distanze, offrendo così un esempio eloquente di quella che sarà definita “prospettiva lombarda”. In generale prevale un gusto per il racconto semplice ma efficace e comprensibile, ambientato in luoghi realistici con personaggi che ricordano tipi quotidiani, in linea con le preferenze per la narrazione didascalica dei Domenicani” [Wikipedia, sub vocem “Vincenzo Foppa”].

Per quanto riguarda il frescante lombardo, va detto che la formazione di Vincenzo Foppa è legata ai modi di Gentile da Fabriano, Jacopo Bellini, ecc., ed è influenzata dalla scuola toscana di Donatello, Paolo Uccello e Filippo Lippi, oltre che alla cultura veneta e fiamminga e al sognante mondo del gotico internazionale.

A proposito dell'Autore

Michele Vespasiano

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