“Pentecoste’, 1600 ca., Museo del Prado, Madrid

Spesso l’immagine della Vergine e degli apostoli riuniti a Gerusalemme che ricevono la visita dello Spirito Santo durante il giorno della Pentecoste è entrata nel panorama della storia dell’arte. Quella dipinta da El Greco è certamente tra le più conosciute, per la sua stupefacente didascalicità e per il profondo e coinvolgente impatto emotivo che procura.

L’episodio è ricordato in un’importante pagina degli Atti degli Apostoli (2, 1-11), dove leggiamo che il giorno della festa ebraica di Pentecoste, mentre i discepoli di Gesù si trovavano tutti riuniti in casa a Gerusalemme, lingue di fuoco si posarono su ciascuno di loro. Tutti i presenti, ripieni di Spirito Santo, si misero a parlare in altre lingue.

La descrizione della grande tela del famosissimo pittore spagnolo, realizzata tra il 1597 e il 1600 durante il suo ultimo periodo a Toledo, è fin troppo banale.

Il centro della scena è occupato dalla Vergine Maria, che indossa una luminosa veste rossa sovrastata da un manto azzurro. La Madonna, con le mani giunte e il viso rivolto in alto, è seduta frontale al piano pittorico, su di un trono posto sopra una scalinata. È contornata dalla schiera degli apostoli, ognuno con l’espressione di chi è colto da un profondo turbamento e dalla sorpresa per quanto sta accadendo.

Tre discepoli sono disposti alla destra di Maria e cinque alla sua sinistra. Lungo la scala, poi, vi sono altre figure: due sono a sinistra e tre a destra.

In tutto sono quattordici: gli undici apostoli e le tre Marie (le cosiddette “mirofore”), vale a dire la Madonna, la Maddalena alla sua sinistra, e dalla parte opposta Maria di Cleofa. Compaiono in rappresentanza delle donne che erano dapprima ai piedi della croce e poi al sepolcro, ma anche a testimoniare che l’apostolato fu anche femminile.

Gli uomini indossano tuniche e mantelli molto ampi e dai colori sgargianti; esibiscono tutti una postura molto teatrale, assai consueta nelle tele dell’artista spagnolo che si ritiene si sia ritratto nell’apostolo con la testa rasata e il pizzetto bianco e il cui sguardo punta diretto allo spettatore.

L’intero gruppo di figure, tutte palesemente allungate com’è nello stile di El Greco, compone un triangolo rovesciato.

L’elemento iconografico di maggiore suggestione, però, è certamente la fiammella che aleggia vibrante sulla loro fronte, epifania dello Spirito Santo che sotto forma di colomba occupa l’estremo registro superiore della tela, in un luminescente squarcio di luce che rompe il buio nel quale sono immerse le figure e paradigma della paura e dell’angoscia nel quale si sentono precipitati i discepoli, dopo la morte di Gesù.

Questa “Pentecoste” di El Greco era parte di una pala d’altare (retablo) destinata alla Chiesa dell’importante Collegio degli Agostiniani, che ne fu il committente.

El Greco, pseudonimo di Domínikos Theotokópoulos, è stato un pittore, scultore e architetto greco, vissuto in Italia e in Spagna. È certamente tra le figure più importanti del tardo Rinascimento spagnolo ed è considerato il primo maestro del “Siglo de Oro”.

A proposito dell'Autore

Michele Vespasiano

Lascia un commento

dieci + sette =