Tra le tante espressioni artistiche che rimandano all’Assunzione della Vergine il mio gradimento va per un’opera di Lorenzo Lotto, riconducibile agli anni 1510-1515, identificata con lo scomparto centrale della predella della “Pala della Deposizione di Cristo”, oggi al Museo Civico di Jesi.
Nel dipinto si vede san Tommaso, l’apostolo incredulo che, secondo una tradizione apocrifa, arriva in ritardo e a cui la Madonna lascerà la sua cintura.
Nel dipinto c’è un esercizio di umorismo del famoso pittore rinascimentale veneziano: San Tommaso inforca gli occhiali per vedere se la Vergine Maria sia davvero ascesa al cielo. Non meno originale è l’apostolo, terribilmente in ritardo, che si vede correre sullo sfondo del dipinto.
Tra le tante ragioni stilistiche e compositive del mio gradimento ci sono alcune evocazioni che travalicano la lettura critica dell’opera per lasciare spazio alla fantasia. Ne dirò qualcuna.
La scena degli apostoli che si sbracciano per salutare la Vergine Maria che s’innalza verso l’alto dei cieli, nel mio immaginario rimanda ai saluti che amici e parenti riservavano ai congiunti che s’imbarcavano per l’altro mondo. Anche il paesaggio mi giunge familiare: le colline immaginate da Lotto, infatti, evocano la dolcezza dei monti della mia Irpinia, ai cui piedi è possibile ritrovare anche la suggestione dei prati e della vegetazione.
La vividezza dei colori, la linearità della composizione sono assai pregevoli, tanto quanto la modernità di una fotografia di amici impegnati in una gita fuori porta.

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Michele Vespasiano

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