Fu davvero impietoso il ritratto che Hernest Hemingway fece di Benito Mussolini

Fu un giovanissimo Ernest Hemingway, nella veste di reporter del “Toronto Daily Star”, a scrivere di Benito Mussolini: «Non è il mostro che è stato dipinto»; aggiungendo anche un’esplicativa descrizione fisica: «È un uomo grande, dalla faccia scura, con una fronte alta, una bocca lenta nel sorriso e mani grandi».
Hemingway aveva incontrato il leader del fascismo a Milano nel mese di giugno del 1922, poco prima della fatidica “Marcia su Roma”. Gli aveva chiesto un’intervista che lo lasciò positivamente colpito, tanto che nel servizio per il suo giornale non esitò a dire che Mussolini era un vero patriota, l’unico in grado di arginare l’onda sovversiva che stava montando non solo in Europa. 
In realtà l’innamoramento durò decisamente poco. La seconda (ed ultima volta) che Hemingway vide il Duce fu in Svizzera, a Losanna, a gennaio del 1923, in occasione di un incontro che il Capo del Governo italiano concesse alla stampa estera.
A proposito di quest’incontro, il giornalista-scrittore americano racconta un aneddoto gustoso che la dice lunga sul personaggio. Scrisse Hemingway che Mussolini, entrato nella stanza dove si teneva la conferenza, si mise «seduto alla scrivania, intento a leggere un grosso libro con il famoso cipiglio sul volto» e mostrando volutamente di ignorare i tanti reporter che senza osare proferire parola gli sedevano dinanzi. Solo lui, incuriosito dal ponderoso volume verso il quale pareva mostrare tanto interesse, ruppe il protocollo e, avvicinatosi cautamente alla scrivania, riuscì a sbirciare dietro le spalle del Duce e a scoprire che «si trattava di un dizionario francese-inglese tenuto a rovescio»!

Nel servizio che uscì sul giornale americano il ritratto che Ernest Hemingway fece del Cav. Benito Mussolini fu assolutamente denigratorio, tanto da definirlo «il più grande bluff d’Europa». Un giudizio che gli valse l’ostracismo perpetuo non solo in Italia ma anche in America da parte sia del capo del fascismo che di tutti i suoi sodali.
Di questo reportage, uscito sulle pagine del “Toronto Daily Star” il 27 gennaio 1923, trovo interessante leggere alcuni passi:

“Mussolini è il più grande bluff d’Europa. Anche se domattina mi facesse arrestare e fucilare, continuerei a considerarlo un bluff. Sarebbe un bluff anche la fucilazione. Provate a prendere una buona foto del signor Mussolini ed esaminatela. Vedrete nella sua bocca quella debolezza che lo costringe ad accigliarsi nel famoso cipiglio mussoliniano imitato in Italia da ogni fascista diciannovenne. Studiate il suo passato. Studiate quella coalizione tra capitale e lavoro che è il fascismo e meditate sulla storia delle coalizioni passate. Studiate il suo genio nel rivestire piccole idee con paroloni. Studiate la sua predilezione per il duello. Gli uomini veramente coraggiosi non hanno nessun bisogno di battersi a duello, mentre molti vigliacchi duellano in continuazione per farsi credere coraggiosi. E guardate la sua camicia nera e le sue ghette bianche. C’è qualcosa che non va, anche sul piano istrionico, in un uomo che porta le ghette bianche con una camicia nera.”
[…] “Naturalmente gli inviati speciali dell’epoca napoleonica possono aver notato le stesse cose in Napoleone e gli uomini che lavoravano al “Giornale d’Italia” ai tempi di Cesare possono aver scoperto in Giulio le stesse contraddizioni, ma dopo un attento studio sull’argomento mi pare che in Mussolini ci sia non tanto Napoleone quanto Bottomley, un enorme Horace Bottomley italiano, bellicoso, duellista e riuscito.”

Credo che Hemingway non potesse aggiungere di più per dire meglio chi fosse Benito Mussolini.
Di sicuro a rileggerle oggi queste pennellate di sapido colore si attagliano bene anche ad un altro ritratto. Non di un personaggio della storia, quanto piuttosto di un personaggetto della nostra attualità che imperversa sui tubi catodici con felpe variopinte e slogan sovranisti e che presto, confido, il sogno di onnipotenza metterà davanti a un libro alla rovescia. Come quello davanti a Mussolini, quel giorno in Svizzera.

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Michele Vespasiano

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