Miniatura da un Libro d’Ore, 1450 circa, Fitzwilliam MS 69, folio 48r, Fitzwilliam Museum, Cambridge, Inghilterra

Una suggestiva quanto inusuale Natività è quella di una miniatura in tempera e oro che si ritrova tra le pagine di un prezioso “Libro d’Ore” francese.

Libro d’Ore, così si chiamarono alcune raccolte di preghiere, scritte in latino, per l’uso personale dei fedeli e diffuse maggiormente fra Trecento e Quattrocento; il successo di questi codici fu determinato maggiormente dalle miniature che li ornavano e dalla consuetudine, invalsa principalmente in Francia e in Italia, di farne dono agli amici, ai parenti oppure omaggio ai signori del tempo.

Il Libro da cui è tratta la raffigurazione di cui ci occupiamo, risalente al 1450, proviene da Besançon ed apparteneva probabilmente ad una ricca famiglia del posto.

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La miniatura presenta la rielaborazione di una tenera scenetta presepiale, nella quale compaiono tutti i personaggi soliti: Gesù, Maria, Giuseppe, il bue e l’asino. L’originalità di questa raffigurazione è data da Giuseppe che, seduto umilmente a terra, tiene in braccio il Bambino in fasce mentre la Vergine, vestita con un abito dorato e con in testa un velo bianco, siede a letto, reggendo un libro aperto tra le mani; nell’insieme figurativo compaiono anche il bue e l’asino, rinchiusi in una recinzione di canniccio che li tiene isolati. Una lunga trapunta rossa, inoltre, avvolge le gambe e tutto il giaciglio di Maria, scendendo fino a terra e arrivando a lambire in parte anche le gambe di Giuseppe, immaginato chino sul Bambino nella posizione di chi è intento a parlargli o, forse, a cantare una ninna nanna.

Nel suo insieme la scena emana una placida atmosfera, in cui Maria, dopo i dolori del parto, pare essersi ritagliata una pausa di riposo da dedicare alla lettura di un libro. Un volume che con larga possibilità le parla degli eventi straordinari di cui è protagonista e nel quale, come ritiene qualche biblista, può ritrovarsi finanche la risposta che la Vergine diede all’angelo annunciante: «Ecce ancilla Domini…».

L’antico volume, pare scontato, è certamente anche un evidente punto di contatto tra il mistero della nascita di Gesù con colui o colei che leggeva dal Libro delle Ore, collegando le sue orazioni con quelle della Vergine della Natività.

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Anche se è singolare associare la figura di una modesta ragazzetta di Nazareth a un’attività intellettuale qual è la lettura, esercizio a cui le donne per secoli non hanno avuto facile accesso, poiché prerogativa solitamente maschile, non è infrequente che nelle rappresentazioni artistiche si trovi Maria intenta a leggere un libro piuttosto che tessere o svolgere altro compito domestico. Va da sé che all’epoca di Maria ancora non c’erano i libri come li conosciamo e intendiamo oggi, ciononostante gli artisti hanno inteso usare gli oggetti del loro tempo per diffondere il messaggio divino.

Ciò detto, si ritiene che la comparsa della Madonna che legge, confluita poi in un vero e proprio topos iconografico, si possa attestare nell’ambito del movimento pittorico rinascimentale, in stretto collegamento con l’importante ruolo avuto dalla donna, nel corso del XIV e XV secolo, nell’affermazione di una cultura religiosa e di una letteratura derivata dall’uso della lingua volgare. Mitica espressione di questo periodo storico è la figura di Compiuta Donzella, nobile fiorentina vissuta nel Duecento, una donna colta di cui però ci sono rimaste solo notizie frammentarie e tre sonetti; la sua importanza storica però è notevole, poiché si tratta probabilmente della prima donna che ha scritto componimenti in lingua volgare italiana.

Nelle diverse epoche artistiche il tema della “Madonna leggente” è stato declinato in varie forme. Una di queste interpreta la Madonna come figura solitaria, assorta in una lettura personale (lettura endofasica), come nella celebre Annunciata di Antonello da Messina (1475 ca., Palazzo Abatellis, Palermo); in altre interpretazioni, invece, la Madonna leggendo si rivolge al piccolo Gesù (lettura esofasica); più raramente la lettura impegna anche il Bambino.

Particolarmente affezionato alla tipologia della Madonna leggente fu Raffaello, che usò il tema in diverse opere: Madonna Colonna (1507 ca., Gemäldegalerie, Berlino), Madonna di Pasadena (1503, Norton Simon Museum), Madonna Solly (1504 ca., Staatliche Museen, Berlino), Madonna Connestabile (1504, Museo dell’Ermitage, San Pietroburgo), Madonna d’Alba (1511, National Gallery of Art, Washington), Madonna di Casa Santi (1498, affresco a Urbino).

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Tutt’altro interesse suscita  in questa miniatura la rappresentazione di Giuseppe, visto in una postura di tenerezza verso Gesù e di servizio verso Maria; l’immagine, infatti, è quella di marito premuroso e di papà consapevole. Un padre che pur non essendo il genitore naturale dimostra, però, di sapersi e volersi prendere cura del piccolo Gesù.

Nei Vangeli apocrifi il vecchio patriarca, che compare per la prima volta nelle composizioni presepiali solo nel V secolo, è raffigurato per lo più come una figura seduta e contemplativa oppure addirittura addormentata, come quella esemplare nel gruppo statuario in stucco presente nella cripta della Cattedrale di Nusco, con la Vergine distesa dopo il parto e S. Giuseppe seduto e sonnolente.

Sul piano iconografico, l’abitudine di rappresentarlo in disparte non impedisce di mostrare lo stupore di Giuseppe al cospetto della nascita divina, che origina da un mistero da cui è notoriamente estraneo, essendone “causa” solamente lo Spirito Santo e la sua giovane sposa. Questa modalità di rappresentazione è rimasta tipica in Oriente e in Occidente, mentre solo dal XIII secolo Giuseppe comincia a rivestire un ruolo più attivo e partecipe nella raffigurazione della natività.

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Per concludere, la sacra rappresentazione della Natività del Libro d’Ore francese è così compiuta e interpretata: ogni personaggio è al suo posto e nessuno manca. Va solo aggiunto che in questa singolare miniatura, pur essendo dentro una cornice iconografica tradizionale, mediante poche dissonanze artistiche il messaggio del Natale viene restituito alla straordinaria attualità della genitorialità condivisa, alla testimonianza dell’impareggiabile calore della famiglia e al profondo lirismo che ha permeato e ancora permea la raffigurazione della nascita di Gesù.

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Michele Vespasiano

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