E’ tanto antica e radicata a Guardia Lombardi la devozione per Papa Leone IX da oscurare il culto che veniva praticato a Benevento

C’è un personaggio che in qualche modo è strettamente legato al nome di Guardia Lombardi, alla sua comunità, alla storia e finanche alle leggende che animano il vissuto dei suoi abitanti. Costui è Papa Leone IX (1049-1054), nato Brunone dei conti di Eguisheim-Dagsburg, dove nacque il 21 giugno 1002.
Chi sia stato questo pontefice è presto detto: una figura significativa e dirimente nel panorama politico e religioso dell’undicesimo secolo; un pontefice che si trovò al centro di importanti mutamenti che lo indussero, in nome della “libertas Ecclesiae”, per dirla con una bolla di Gregorio VII, ad imporre l’autorità e il dominio della Chiesa di Roma sui Longobardi, sui Normanni e sui Bizantini. Un ruolo che indusse i biografi a definirlo “Papa guerriero”. La determinazione di questo Pontefice contro l’ingerenza della Chiesa di Costantinopoli portò al noto “Scisma d’Oriente” e alla nascita della chiesa cattolica e di quella ortodossa. Altra ferma posizione Leone IX tenne contro la simonia e il clero concubinario, vere piaghe della Chiesa di quel tempo.
Già all’indomani della sua morte, avvenuta il 19 aprile 1054, grazie ai numerosi e ripetuti fatti straordinari avvenuti presso la sua tomba, il Pontefice venne venerato come Santo. Pochi decenni dopo fu il beneventano Desiderio, ex abate di Montecassino divenuto pontefice con il nome di Vittore III, ad iscrivere il suo nome nel Martirologio Romano.
 
Del passaggio per Guardia Lombardi di Leone IX e del suo breve soggiorno in un monastero sito alle Taverne per farsi praticare un salasso è cosa risaputa da tutti; altrettanto conosciuta è la venerazione che la cittadina altirpina nutre verso Papa Leone, della quale è suo patrono principale.
Ciò che pochi sanno, invece, è che intorno alla fine del XVIII secolo proprio l’intensità del fervore devozionale dei Guardiesi fece dire a un Governatore pontificio di Benevento che San Leone era tenuto in maggiore considerazione nel comune altirpino che non nella città sannita, per il cui possesso il pontefice pure era sceso in guerra per sottrarla alle mire dei principi normanni che parimenti ne rivendicavano il dominio. Sconfitto a Civitate (Civitella sul Fortore), dal 22 giugno 1053 al 12 marzo 1054 il Pontefice fu tenuto in cattività proprio a Benevento, dove, però, ebbe modo di conoscere la lealtà dei vincitori, che gli lasciarono ampi spazi di autonomia pastorale, e dove ben operò per la crescita politica, culturale e spirituale della città.
Nei riguardi del capoluogo sannita, da cui si allontanò per rientrare a Roma quando comprese che i suoi giorni terreni volgevano al termine, Leone IX fu magnanime di opere e provvidenze, tanto che poco dopo la sua morte e addirittura prima della sua canonizzazione, per i suoi tanti meriti la popolazione ritenne di dover elevare a suo nome una chiesa, costruita tra il 1054 e il 1069.
Quando poi Benevento divenne un saldo possedimento della Santa Sede ed altri pontefici mostrarono interesse per la città, la chiesa di Leone IX non fu più così rilevante e finì per andare addirittura in rovina, probabilmente anche a causa dei numerosi sismi che investirono il territorio beneventano. Pure il culto che si tributava al santo papa andò scemando e ben presto fu dimenticato.
Ma veniamo alla querelle che la mancata riedificazione del tempio comportò.
Nella sua ponderosa opera in tre tomi, dal titolo “Memorie istoriche della pontificia città di Benevento dal secolo VIII al secolo XVIII”, il cardinale Stefano Borgia di Velletri, Protonotario Apostolico e Governatore di Benevento, non si fece scrupolo di sostenere che mentre altrove si aveva cura di tenere desto il culto per San Leone, a Benevento, di contro, tale devozione era decaduta assieme alla memoria delle cose buone operate dal Pontefice.
Per una migliore comprensione del disappunto dell’alto prelato trascrivo per intero le sue considerazioni, che si possono ritrovare nel volume secondo (Roma, dalle stampe del Salomoni, 1769), che tratta le vicende della città sannita dal secolo XI al secolo XVIII.
L’altro luogo, che vanta la protezione di questo Santo Pontefice è la “Terra detta la Guardia de’ Lombardi“, nella quale per attestato di Pietro Diacono (cap. 18. lib. 4. Chronic. Casin.) già dicemmo, che Papa Leone si trattenne per salassarsi quando da Benevento calò col Pontificio suo esercito in Puglia.
Altera autem die (così esso nella descrizione che fa del viaggio di Rainaldo eletto Abbate di Monte Casino circa l’anno 1137) ceptum iter arripiens, per furcas Caudinas Beneventum applicerunt, indeque moti per Afrigentum, perque Roccam Gysoaldi, ad Castrum, cui Guardia Lombardorum nomen est, applicerunt, ubi quondam Leo Papa Sanctissimus cum Normannis praeliaturus sanguinem minuerat, per aliquot dies ibi requieverat. Nolentes igitur prae parvitate, deformitate Castellum ingredi, foris in Monasterio Sancti Papae Leonis diverterunt.
Dunque fin da quel tempo in quella Terra riverito era S. Leone, e perché di colà passando sanguinem minuerat, per aliquot dies ibi requieverat. Per questo fu eretto quel monistero a di lui nome, per questo anche oggi vi è riconosciuto per principal Protettore, e comecché dell’antico monistero non si conservino di presente che poche vestigia poste in distanza di circa un terzo di miglio dalla Terra suddetta, pure tuttavia la pietà di quella gente non ha lasciato in obblìo quel luogo, ma in memoria dell’antica Chiesa che vi era di S. Leone, vi ha edificata una Cappella con altare in onor di Dio, e del suo fedel servo Leone.
Facciasi ora il confronto tra i beneficj che esso fece […] alla Guardia de’ Lombardi, e quelli che abbiamo riferiti sopra a larga mano usati alla città di Benevento che io non dubito, che arrossirà chiunque ha sensi di vera gratitudine in vista dell’ampia laguna di quattro e più Secoli d’una totale dimenticanza.
Se in […] Guardia de’ Lombardi si edificarono a Dio sacri Tempj in memoria di S. Leone, perché esso vi passò; in Benevento dove si condusse cinque volte, e per sì lungo tempo vi dimorò, dove operò miracoli, e vi celebrò l’ultimo sacrificio; in Benevento per la qual città esso per zelo di liberarla dalle rapaci mani de’ Normanni, e di collocarla sotto un più felice dominio non dubitò di spargere tanti sudori, di esporre se stesso ai maggiori disagi, e di venire in mano de’ nemici; in Benevento per gli abbitatori della quale in ispecial modo prossimo a morire pregò Dio perché sopra di essi le sue benedizioni piovesse; in Benevento per fine dove dopo morte diede i più certi contrasegni del costante amor suo ne’ frequenti miracoli al suo Tempio operati; in Benevento io dico, dovevansi edificare auguste basiliche, inalzar Statue, porre ogni dove pubblici monumenti per eterna, e grata ricordanza di beneficj sì grandi ricevuti per mezzo suo da Dio; ma alla peggio non era da permettersi giammai, che venisse meno l’antico Tempio, famoso per tanti miracoli, e si desistesse dal celebrare di Leone l’anniversaria memoria.
Il Cardinale Borgia, imparentato alla lontana con i più noti Borgia che diedero i natali a Papa Alessandro VI, non nasconde in questa sua opera che il suo disappunto gli veniva dall’aver conosciuto dagli storici cosa avesse fatto il Santo Pontefice a beneficio della città di Benevento e manifesta la sua intenzione di “riparare in qualche minima parte a tanto inconveniente”, prendendo a cuore, “secondo le nostre debboli forze, di eccitare fra i cittadini nuova divozione verso di lui”. E infine conclude: “Auguriamo ne’ tempi avvenire migliori successi al culto per tanti e sì grandi titoli in ispecial maniera dovuto in Benevento all’ottimo e Santissimo Pontefice Leone IX”.
Al di là del legittimo compiacimento che potranno provare i Guardiesi per il meritorio riconoscimento che l’alto prelato intese assegnare all’antica e civile cittadina altirpina, che il 19 di aprile di ogni anno continua a celebrare il culto per San Leone Papa facendo memoria del suo transito celeste, dal punto di vista documentaristico nel volume di Borgia si ritrovano due notizie. La prima è che la comunità civica di Guardia anticipò quella beneventana nella proclamazione di San Leone Papa come protettore. Il Consiglio cittadino di Benevento, infatti, su istanza dello stesso Cardinale, iscrisse solennemente San Leone Papa nel numero dei Santi Protettori della città solo il 5 settembre 1762. Una scelta, invece, che, come ricordano gli storici che si sono occupati del Santo, Guardia aveva fatto ab immemoralis. Stante la devozione dei Normanni per Papa Leone IX, non è solo suggestione ritenere che l’elezione protettorale potrebbe essere avvenuta al tempo di Roberto il Guiscardo e della conquista normanna, tra il 1076 e il 1079, del Gastaldato di Conza a cui il castello longobardo di Guardia era infeudato.
L’altro dato d’indubbio interesse è il convincimento che dopo la sosta dell’indomito Pontefice “ad Castrum, cui Guardia Lombardorum nomen est”, in quel sito, distante “circa un terzo di miglio dalla Terra suddetta [Guardia Lombardi], la pietà di quella gente non ha lasciato in obblìo quel luogo, ma in memoria dell’antica Chiesa che vi era di S. Leone, vi ha edificata una Cappella con altare in onor di Dio, e del suo fedel servo Leone”. E dunque, se questa informazione è corretta, la lapide che ancora oggi è presente sulla porta d’ingresso della cappella in via Borgo riferisce non già della sua primitiva edificazione bensì di una ricostruzione avvenuta nel 1745, successiva evidentemente ai crolli causati da uno dei terremoti che tra la fine del XVII secolo e i primi decenni del successivo devastarono il territorio altirpino. Tesi questa riaffermata poi anche da altri studiosi, non ultima Emanuela Sica nel suo contributo “La Chiesa di San Leone IX”, in AA.VV., Guardia Lombardi, notizie di storia civile e religiosa, Valsele Tipografica, Materdomini 1996.
Per tornare ad oggi, persistendo le precarie condizioni statiche della chiesetta si auspica che presto si voglia mettere mano per recuperarla e restituirla pienamente al culto del Santo Patrono. Questo per evitare che un giorno qualche storico possa mettere nuovamente a confronto il fervore devozionale dei Guardiesi con quello dei Sanniti o degli abitanti di qualche altra cittadina di cui il Pontefice è protettore.

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Michele Vespasiano

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